In difesa del trail running. L’equipaggiamento non basta, serve responsabilità e consapevolezza delle proprie capacità.

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Come ogni estate assistiamo a molte, troppe notizie di incidenti che accadono lungo le vie alpinistiche delle principali e ambite montagne delle Alpi italiane. Purtroppo l’esito di molti di questi incidenti è drammatico e nei mesi estivi, quando si è nel mezzo della stagione alpinistica, siamo spesso bombardati dalle notizie e dalle opinioni più disparate sulla sicurezza in montagna, sulla disattenzione commessa dalle vittime, sulla non sufficiente preparazione di chi si avventura in alta quota. Passata l’estate viene il turno dell’inverno e così via, ciclicamente.

In questa calda estate 2017, che ha messo a dura prova la tenuta dei ghiacciai dei principali monti dell’arco alpino, gli appassionati di montagna sono stati esposti a maggiori rischi e, come di consueto, non sono mancati gli incidenti. La novità di quest’anno è che tra le vittime non risultano esserci solo alpinisti puri, ma anche trail runners, ed è per questo motivo che come Consiglio Direttivo di un team di trail running intendiamo dire la nostra a chiarimento dei molti giudizi che sono stati espressi in merito. La ragione è molto semplice, siamo protagonisti diretti del movimento trail e molti di noi, oltre a correre sui sentieri, praticano altri sport di montagna, come l’alpinismo e l’arrampicata sportiva. Molto spesso, infatti, chi pratica trail running o skyrunning parte già da una passione di fondo verso l’ambiente alpino e quindi tali atleti già possiedono una maggiore consapevolezza sui rischi e i comportamenti da assumere in un ambiente non facile come quello alpino.

Nelle ultime settimane il sindaco di Saint Gervais, comune francese a ridosso del Monte Bianco, a fronte dei numerosi incidenti occorsi a trail runners si è esposto prendendo ufficialmente posizione su chi intenda salire il Monte Bianco dal lato francese privo di attrezzatura alpinistica e proponendo l’obbligo per chiunque voglia salirlo di dotarsi dell’equipaggiamento minimo, ossia scarponi, ramponi, picca e imbrago. L’intento dovrebbe essere quello di ridurre la probabilità di incidenti, ma basterà portare con sé il materiale per sentirsi sicuri? Kilian Jornet, l’eroe del nostro movimento, ha risposto con una provocazione, mostrando una foto di lui nudo in cima al Bianco (peraltro scattata un paio d’anni fa) e chiedendosi se non convenisse salire dal lato italiano per evitare le future ordinanze del Comune di Saint Gervais. Questo episodio ha scisso le opinioni degli appassionati nel web, ponendo l’atleta spagnolo da un lato a critiche perlopiù superficiali e di circostanza, dall’altro lato a sostegno di quanto da lui pubblicato. Il cuore dell’affermazione di Kilian, infatti, era focalizzata sulle capacità del singolo. Perché, diciamocelo, l’equipaggiamento non conferisce automaticamente la necessaria sicurezza. Occorre essere capaci di muoversi ed avere un adeguato senso di responsabilità. Temi, questi, che l’atleta catalano ha meglio argomentato in un post successivo su Facebook, dimostrando quanto volesse andare oltre una semplice provocazione.

Ma la polemica non si è placata. Purtroppo un altro trailer, salito anch’egli senza equipaggiamento alpinistico, è rimasto vittima di un incidente salendo dal lato francese. Questo fatto sta continuando a gettare benzina sul fuoco e non sono tardati i commenti dal web di chi, pur non conoscendo né praticando il trail running, si sente in dovere di esprimere un’opinione a priori, senza avere informazioni sufficienti per formare un giudizio sensato. Si è letto di tutto, ad esempio chi ha giudicato quei personaggi in pantaloncini come aggressivi e rumorosi, colpevoli di portare caos e affollamento laddove dovrebbe esserci solo silenzio e pace. Non comprendiamo come possano associarsi tali affermazioni agli incidenti occorsi ad appassionati del trail, se non ipotizzando un’antipatia a prescindere nei confronti di uno sport non nuovo, ma che negli ultimi anni è certamente salito alla ribalta, attirando l’attenzione di centinaia di appassionati. I corridori di montagna, tuttavia, sono sempre esistiti fin dai tempi remoti (come ci testimoniano le tribù messicane che hanno conservato nel tempo questa capacità ancestrale – si legga “Born To Run” di McDougall) e non stupisce che vi siano persone col desiderio di arrivare in modo rapido e leggero in cima alle montagne. È, per così dire, connaturato alla genetica umana. Se è pur vero che anche nel trail running, come in tutti gli sport, vi sono persone sprovvedute, con uno scarso senso di responsabilità e di consapevolezza dei propri limiti, riteniamo che una critica generica verso chi vuole muoversi in ambiente alpino secondo uno stile diverso dalla tradizione e che l’assumere di tale modalità sia da considerare come causa di maggiori rischi rispetto all’alpinismo tradizionale è semplicemente falso e del tutto ideologico. I fatti ci dimostrano che a parità di vie alpinistiche percorse, gli incidenti accadono sia agli “alpin runners”, coloro che affrontano le stesse salite in stile leggero e rapido, sia agli alpinisti tradizionali.

Il vero centro del discorso riguarda la capacità del singolo atleta di considerare un insieme di fattori: equipaggiamento, responsabilità, allenamento, conoscenza, prudenza e innumerevoli altre variabili, anche non prevedibili e del tutto casuali.

Non è lo stile con cui si decide di affrontare una montagna o il dotarsi di uno specifico equipaggiamento che decreta il successo o meno di un’ascesa alpinistica, ma l’insieme dei fattori che abbiamo citato. Fra tutti, uno in particolare: la consapevolezza delle proprie capacità. Il che significa anche la capacità di saper rinunciare ad una avventura in montagna per salvaguardare la propria e l’altrui sicurezza.

In conclusione, il Consiglio Direttivo dell’Insubria Sky Team si dissocia fortemente da chi liquida con superficialità il trail running come una disciplina vissuta secondo uno stile arrogante e irrispettoso della montagna e dei suoi rischi. Questo sport, più di molti altri, ha voluto fin dagli inizi incentivare una fruizione rispettosa dell’ambiente alpino riguardo alla salvaguardia della natura, alla sicurezza in allenamento ed in gara. Si può trovare traccia di tale filosofia consultando le linee guida degli Enti di Promozione Sportiva oppure un qualsiasi regolamento di una gara di trail o skyrunning. Un regolamento, per definizione, non può essere definitivo o sufficiente, in quanto l’obiettivo ultimo di tali raccomandazioni non è quello di escludere a monte il verificarsi di un incidente, ma è quello di focalizzarsi sulla consapevolezza delle capacità dell’atleta (da qui il principio della semi-autosufficienza) e successivamente sulla scelta accurata delle attrezzature.

Poiché diffondere la cultura del trail running è uno dei nostri obiettivi, invitiamo a diffidare da giudizi disinformati, onde evitare atteggiamenti pregiudiziali nei confronti di uno sport, che lo si voglia o no, sta trasformando in positivo il modo di vivere sportivamente l’ambiente alpino.

Il Consiglio Direttivo

Insubria Sky Team

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